
Quando avrò pelle, ossa e muscoli intrisi di nostalgia fino ad annegare, quando la memoria mi riconsegnerà solo il meglio di noi due, spero di riuscire a ricordarmi anche di oggi. Ricordare la sensazione lucida e netta di aver perso tempo per un anno e di stare continuando a farlo, l’improvvisa povertà della mia idea di te, la noia di certi tuoi discorsi, la testardaggine ignorante di certe posizioni preconcette. Ma soprattutto spero di ricordarmi che io da sempre ti ho dato il doppio di quanto non abbia ricevuto, che il nostro carrozzone l’hai sempre spinto come e dove hai voluto tu, che io ti amavo e tu no, e niente potrà mai cambiare questa disparità di sentimenti, che un futuro io e te non ce l’avremmo mai avuto, che i tuoi pregi me li sono costruiti ad arte come un castello di di carte, che io stavo lì in mutande disarmata e scoperta mentre tu tiravi su muri e sbattevi porte, che le sere passate in casa a essere triste per te sono almeno cinque volte quelle passate a ridere insieme. Il senso di vuoto instabile ogni volta che andavi via, l’impuntarti bambino quando non ti davo ragione, il fatto che non mi hai mai mai mai amata. E adesso posso piangere se mi va ed essere triste quando voglio e affondare nella tua melmosa assenza, perché io ti amavo e tu no, e basta, non c’é altro da aggiungere, c’é solo da ricordarselo sempre.